Endometriosi: Conoscerla per riconoscerla

20 marzo 2026


L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica benigna ed estrogeno-dipendente. Colpisce soprattutto le donne in età riproduttiva e può comportare un impatto clinico e psicofisico significativo. Si stima che interessi circa il 10% della popolazione femminile in età fertile.

È una malattia a eziologia multifattoriale e a decorso cronico, caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale ectopico: un tessuto simile all’endometrio, ma localizzato al di fuori della cavità uterina. Le sedi più frequenti sono gli organi pelvici (ovaie, tube di Falloppio, legamenti uterini, setto retto-vaginale, intestino e vescica). Sono però descritte anche localizzazioni extrapelviche, come diaframma e polmoni.

Dal punto di vista fisiopatologico, il tessuto endometriosico ectopico risponde agli stimoli ormonali ciclici ovarici in modo analogo all’endometrio uterino, andando incontro a sanguinamenti ciclici. Questi eventi innescano e mantengono una risposta infiammatoria cronica locale che, nel tempo, può evolvere verso fibrosi, formazione di aderenze e alterazioni anatomiche degli organi coinvolti.

Manifestazioni cliniche

Il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore pelvico. Nelle fasi iniziali tende a essere correlato al ciclo mestruale (dismenorrea), ma con il passare del tempo può diventare persistente e cronico. Accanto al dolore pelvico, sono comuni la dispareunia (dolore ai rapporti) profonda, il dolore durante la defecazione (dischezia) o la minzione nei periodi mestruali, oltre a disturbi gastrointestinali come stipsi, diarrea e meteorismo. Possono inoltre comparire sintomi urinari ricorrenti e cefalea catameniale (ossia la cefalea che si manifesta durante la mestruazione). L’endometriosi è anche associata a subfertilità o infertilità.

Uno degli aspetti più critici è la diagnosi tardiva: il ritardo medio stimato è compreso tra 8 e 12 anni dall’esordio dei sintomi. Un elemento che contribuisce in modo rilevante è la sottovalutazione del dolore mestruale, spesso interpretato come “normale”. In presenza di dismenorrea severa o progressiva, è indicata una valutazione ginecologica specialistica con ecografia pelvica eseguita da operatori esperti, poiché le lesioni iniziali possono risultare difficili da identificare.

Classificazione delle forme di endometriosi

Dal punto di vista anatomico-clinico, si distinguono principalmente tre forme.

1. Endometriosi ovarica È caratterizzata dalla formazione di cisti endometriosiche (“endometriomi”), generalmente associate ad aspetti ecografici peculiari.

2. Endometriosi profonda infiltrante (Deep Infiltrating Endometriosis, DIE) È definita dalla presenza di noduli che infiltrano per oltre 5 mm al di sotto della superficie peritoneale. Può coinvolgere:

  • compartimento anteriore (vescica, spazio vescico-uterino),
  • compartimento posteriore (legamenti uterosacrali, setto retto-vaginale, retto, sigma),
  • compartimenti laterali (parametri).

Si tratta di una forma frequente e spesso complessa da riconoscere senza adeguata preparazione e specifiche competenze ecografiche.

3. Endometriosi superficiale peritoneale

È costituita da impianti superficiali sulla sierosa peritoneale, in particolare in sede pelvica. Pur essendo molto diffusa, può non essere rilevabile con le metodiche di imaging attualmente disponibili. È sospettata soprattutto nelle adolescenti con dismenorrea severa e progressiva.

Anche in assenza di noduli evidenti, l’ecografia può comunque suggerire la presenza di malattia attraverso segni indiretti, come la ridotta mobilità degli organi pelvici dovuta a fenomeni aderenziali.

Adenomiosi

L’adenomiosi è una condizione distinta ma correlata, definita dalla presenza di ghiandole e stroma endometriali all’interno del miometrio. È spesso associata a menorragia, dismenorrea e dolore pelvico cronico. Può presentarsi come forma isolata oppure coesistere con l’endometriosi esterna (in circa il 30% dei casi). Dal punto di vista clinico si distinguono forme diffuse, che interessano in modo esteso la parete uterina, e forme focali, più frequentemente associate a endometriosi profonda.

Trattamento

La gestione dell’endometriosi è prevalentemente medica e si basa su trattamenti ormonali finalizzati a sopprimere l’attività ovarica e ridurre la stimolazione estrogenica dei focolai endometriosici. Tra le principali opzioni terapeutiche rientrano:

● contraccettivi orali combinati,

● progestinici,

● altri farmaci in grado di indurre ipoestrogenismo controllato (diminuzione dei livelli di estrogeni).

L’obiettivo terapeutico è ottenere l’amenorrea o una marcata riduzione dei flussi mestruali, limitando così i sanguinamenti ciclici ectopici e la conseguente risposta infiammatoria. Poiché si tratta di una patologia cronica estrogeno-dipendente, il trattamento è spesso di lunga durata.

Diagnosi e approccio multidisciplinare

Le linee guida ESHRE più recenti evidenziano che la diagnosi di endometriosi è oggi principalmente clinica e strumentale (visita ginecologica ed ecografia), mentre la laparoscopia non è più considerata obbligatoria a fini diagnostici in tutti i casi.

Negli ultimi anni l’endometriosi è sempre più riconosciuta come malattia sistemica, sia per il potenziale coinvolgimento di diversi organi sia per le ripercussioni sul benessere globale della paziente. Per questo motivo è raccomandato un approccio multidisciplinare che, oltre al ginecologo, può includere specialisti della terapia del dolore, nutrizionisti, fisioterapisti del pavimento pelvico, psicologi/psicoterapeuti e altre figure sanitarie. Anche gli interventi sullo stile di vita — alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e adeguata igiene del sonno — possono contribuire al miglioramento della qualità di vita.

Un ulteriore supporto può derivare dalle associazioni di pazienti, che svolgono un ruolo rilevante in termini di informazione, sensibilizzazione e accompagnamento nel percorso diagnostico e terapeutico. Ne è un esempio Endo-care: un’associazione interamente composta da volontari medici e professionisti sanitari, pazienti, e attivisti che collaborano per divulgare l’importanza di un approccio multidisciplinare all’endometriosi.

In presenza di sintomi compatibili o di dubbi clinici, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico per un inquadramento adeguato e un eventuale percorso specialistico.


Dott.ssa Patrizia Faltoni:  Medico chirurgo- specialista in ostetricia e ginecologia 

Dott.ssa Patrizia De Luca: Medico chirurgo- specialista in ostetricia e ginecologia

Dott.ssa Maria Celeste Esposto:  Medico chirurgo- specialista in ostetricia e ginecologia 

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